Quante spese deve sostenere un viaggiatore disabile quando va in vacanza?

Una persona con disabilità quando viaggia o va in vacanza si può trovare nella condizione di dover sostenere dei costi di soggiorno praticamente doppi per il fatto di avere con sé un accompagnatore. Come si può rispondere meglio alle esigenze di questi viaggiatori?  Ne parliamo con Liliana Ianulardo, Presidente di FSHD Italia Onlus, Associazione Distrofia Muscolare Facio-Scapolo-Omerale.

Articolo di Daniela Orlandi

 

Ancor oggi diverse strutture ricettive e luoghi di vacanza non risultano pienamente accessibili a persone con disabilità e considerando che le abilità residue delle persone possono essere molto diverse tra loro, spesso vi è incertezza sul fatto di poter fruire autonomamente dei servizi offerti. Una tale prospettiva comporta frequentemente che la persona con disabilità preferisca viaggiare con un suo accompagnatore per avere l’aiuto necessario a risolvere le eventuali criticità ambientali che si potrebbero presentare durante il soggiorno. Ma questo, se da un lato favorisce la vacanza, dall’altro la penalizza poiché ne aumenta i costi. Ne parliamo con Liliana Ianulardo, Presidente di FSHD Italia Onlus.

 

Come mai ha scelto di affrontare con noi questo tema?

Sulla base della nostra esperienza alcune persone con disabilità fisica hanno necessità di ricevere assistenza anche durante il viaggio e la vacanza. Le esigenze e le necessità possono essere diverse a seconda del tipo di difficoltà specifica che la persona si trova ad affrontare, ma spesso risulta difficile viaggiare in modo completamente autonomo ed è necessario poter contare sul supporto di un assistente, sia esso un familiare, un amico o un professionista. Ciò comporta un aumento dei costi. Ma l’impegno economico da sostenere è amplificato anche dalla necessità di trovare delle strutture accessibili. Un problema che si rileva per la scarsa diversificazione nell’offerta di strutture accessibili che, in genere, appartengono alle categorie superiori e risultano mediamente più costose.

In sostanza, le spese per l’assistenza, sommate a quelle per il soggiorno in una struttura accessibile, fanno aumentare vertiginosamente il costo della vacanza.

 

Cosa si potrebbe suggerire per venire incontro a queste esigenze?

Si potrebbero prevedere sconti particolari per il soggiorno degli accompagnatori. Oppure si potrebbero ideare dei “pacchetti vacanza” improntati a questo principio. Queste soluzioni potrebbero essere proposte in periodi di bassa stagione, in tal modo, oltre a offrire un incentivo utile ai turisti che viaggiano con un accompagnatore, l’albergo o l’agenzia di viaggi avrebbero la possibilità di destagionalizzare il flusso turistico ottenendo ricavi più stabili durante tutto l’anno.

 

Queste indicazioni potrebbero essere utili anche per altri?

Probabilmente si, penso ad esempio a famiglie che hanno un figlio con autismo oppure un anziano che necessita di assistenza. Favorendo la possibilità di viaggiare con un assistente che possa aiutare nella gestione di un familiare con difficoltà si consente alle famiglie di godere meglio della vacanza, anche sapendo che il proprio familiare viene assistito da una persona di fiducia.

 

Ha altri suggerimenti per creare dei pacchetti vacanza che siano davvero fruibili?

Nella creazione di pacchetti vacanza, in relazione alle esigenze di persone con disabilità motoria, si dovrebbe porre maggiore attenzione al tema del trasporto, ad esempio ideando soluzioni che includano il trasferimento da e per l’albergo. Per una persona con disabilità motoria spesso l’unico modo per raggiungere l’albergo è quello di prendere un taxi, dato che il sistema di trasporto pubblico locale è inadeguato, per disponibilità o per caratteristiche di accessibilità.
Inoltre anche nella fase di pianificazione della vacanza, da parte dell’agente di viaggio, vi dovrebbero essere alcune accortezze nel prenotare i servizi tenendo conto, ad esempio, delle difficoltà motorie del cliente: riservare all’ospite un ombrellone vicino alla passerella che sia anche il più vicino possibile al mare, potrebbe servire non solo a ridurre i possibili disagi, ma anche a misurare la qualità dell’accoglienza.

 

 

 

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