Come è vissuta l’attesa dalla persona con autismo?

Come è vissuta l’attesa dalla persona con autismo? E se al ristorante i tempi del servizio sono troppo lenti e l’ordinazione tarda ad arrivare? Ne parliamo assieme a Camilla Del Balzo e Laura Antonelli, socie fondatrici di Be&Able centro di ricerca e apprendimento

Articolo di Daniela Orlandi

 

Uno dei tratti che spesso accomuna le persone con autismo, bambini o adulti, è il loro attaccamento alla routine, per cui anche un lieve cambiamento può costituire un fattore di stress o di turbamento. Appare evidente come talvolta ciò possa costituire un ostacolo quando si decide di andare in vacanza sottraendosi al rassicurante corso della quotidianità.

Cosa può fare, nel concreto, chi si occupa di servizi turistici di accoglienza per mettere a proprio agio la persona con autismo e i suoi familiari riducendo la possibilità del verificarsi di situazioni critiche?

Ne parliamo con Camilla Del Balzo e Laura Antonelli, socie fondatrici del centro di ricerca e apprendimento di Be&Able, che da anni, a Roma, assiste i ragazzi autistici e le loro famiglie.

 

Come mai avete scelto di trattare con noi il tema dell’attesa a tavola?

Il momento in cui si è a tavola è, probabilmente, uno dei momenti più allegri e conviviali della vacanza, che tuttavia, quando si viaggia con un ragazzo autistico, può diventare un momento difficile da gestire.

Quando ci si trova al ristorante di un albergo si è in un ambiente nuovo, pieno di rumori e di odori ma anche in un luogo in cui, tra i tempi per l’ordinazione al cameriere e quelli della preparazione dei piatti, l’attesa può essere piuttosto lunga.

Per una persona con autismo questa situazione può divenire un fattore di stress, con un disagio che tende a crescere con il protrarsi dell’attesa e che può portare ad una situazione di crisi. Come conseguenza di questa situazione la famiglia potrebbe essere costretta a lasciare la sala rinunciando alla cena.

 

Perché l’attesa può diventare fonte di stress?

L’attesa, per la persona con autismo, è spesso assimilata ad una condizione di incertezza rispetto a quello che accadrà poi. Il cibo arriverà? Sarà della forma e del colore che mi aspetto? Tutti questi interrogativi possono diventare ancora più pressanti in un ambiente nuovo caratterizzato da odori intensi e rumori forti, come quello del ristorante.

 

Cosa può fare l’albergatore per cercare di ridurre questo disagio?

Sicuramente ridurre il tempo di attesa e, quindi, di permanenza al ristorante è fondamentale. Una strategia possibile per venire incontro alle esigenze della persona con autismo, è consentire alla famiglia di ordinare la cena con largo anticipo, anche direttamente dalla stanza, concordando con il ristorante l’orario in cui dovrà essere pronto il pasto. All’ora concordata, sarà compito del responsabile di sala chiamare la famiglia per avvertirla che la cena è pronta. In questo modo quando la famiglia farà il suo ingresso al ristorante, i piatti in tavola saranno già serviti e non resterà che sedersi e mangiare.

 

Ci sono altri accorgimenti che potrebbero essere adottati?

Sarebbe importante poter mostrare al momento dell’ordinazione una foto delle pietanze, il più possibile realistica, attraverso la quale la persona possa analizzare il colore dei cibi o la quantità e la dimensione dei vari elementi che compongono il piatto. A volte, infatti, la scelta per quanto riguarda il cibo non è guidata semplicemente dal gusto delle pietanze, ma anche e soprattutto dalla forma e dal colore. Se non fosse possibile tradurre in immagini l’intero menù, basterebbe proporre una scelta mirata di pietanze che differiscano per tipo, colore e dimensione (pasta lunga e pasta corta, pasta in bianco e al sugo, etc.). È altresì importante che l’immagine mostrata sia il più possibile realistica perché una foto non attendibile potrebbe indurre false aspettative e rivelarsi controproducente.

 

Volete aggiungere altro?

Si, quando si ha un ospite con autismo sarebbe importante collocare il suo tavolo in un punto tranquillo della sala, ma non appartato, evitando di posizionare la persona vicino a tavolate rumorose o alla cucina dove i rumori e gli odori potrebbero essere più intensi e fastidiosi. Infine, sarebbe importante cercare di dare priorità alle ordinazioni e alle richieste della persona con autismo e dei suoi familiari, anche dando loro la priorità rispetto ad ordinazioni precedenti, in modo da ridurre il più possibile sia l’attesa che la permanenza in un luogo generalmente caotico e rumoroso come potrebbe essere il ristorante di un hotel.

 

 

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